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	<title>Commenti a: Ecologia della mente. Il sacro.</title>
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	<description>a partire dal pensiero di Gregory Bateson</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2009 08:24:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Alessia Ravasini</title>
		<link>http://ripensarebateson.wordpress.com/2008/06/12/ecologia-della-mente-il-sacro/#comment-20</link>
		<dc:creator>Alessia Ravasini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 20:19:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ripensarebateson.wordpress.com/?p=10#comment-20</guid>
		<description>A mio avviso, azione e linguaggio (e forse coscienza?) rappresentano possibili strumenti di cui l’uomo dispone per significare il suo essere e il suo stare nel mondo.
Il tema della sacralità, non trovando una diretta traduzione di espressione nei modi sopra accennati, rende la sua conoscenza un fatto profondamente intimo. Al tempo stesso diviene una grande scommessa scoprire i significati che questa esperienza contiene per l’uomo.
Mi chiedo, ad esempio, come sia traducibile l’esperienza della felicità. Il linguaggio con cui necessariamente si cerca di esprimere/descrivere/interpretare un pensiero o una percezione avvia una modificazione tra l’esperienza fatta e la sua comunicazione. Mi si pone, così, con potenza, la propria responsabilità nel vivere questo divario, cogliendolo al tempo stesso come una condizione ineluttabile.
Probabilmente come la religione potrebbe rappresentare “un artificio” escogitato per fare entrare l’uomo in un sistema nel quale viene contemplata un’ecologia della mente più ampia, in un modus operandi basato su regole ideologiche,  il sacro potrebbe assumere altrettanti significati di ricerca, forse in un modo personalmente responsabile.
Come terapeuta considero la terapia come un’operazione di produzione di processi di conoscenza che avviene nella relazione e nel dialogo, necessariamente attraverso il linguaggio.
Mi chiedo pertanto che tipo di relazione possa esserci, ammesso che ci sia, tra il sacro e il linguaggio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A mio avviso, azione e linguaggio (e forse coscienza?) rappresentano possibili strumenti di cui l’uomo dispone per significare il suo essere e il suo stare nel mondo.<br />
Il tema della sacralità, non trovando una diretta traduzione di espressione nei modi sopra accennati, rende la sua conoscenza un fatto profondamente intimo. Al tempo stesso diviene una grande scommessa scoprire i significati che questa esperienza contiene per l’uomo.<br />
Mi chiedo, ad esempio, come sia traducibile l’esperienza della felicità. Il linguaggio con cui necessariamente si cerca di esprimere/descrivere/interpretare un pensiero o una percezione avvia una modificazione tra l’esperienza fatta e la sua comunicazione. Mi si pone, così, con potenza, la propria responsabilità nel vivere questo divario, cogliendolo al tempo stesso come una condizione ineluttabile.<br />
Probabilmente come la religione potrebbe rappresentare “un artificio” escogitato per fare entrare l’uomo in un sistema nel quale viene contemplata un’ecologia della mente più ampia, in un modus operandi basato su regole ideologiche,  il sacro potrebbe assumere altrettanti significati di ricerca, forse in un modo personalmente responsabile.<br />
Come terapeuta considero la terapia come un’operazione di produzione di processi di conoscenza che avviene nella relazione e nel dialogo, necessariamente attraverso il linguaggio.<br />
Mi chiedo pertanto che tipo di relazione possa esserci, ammesso che ci sia, tra il sacro e il linguaggio.</p>
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		<title>Di: ripensarebateson</title>
		<link>http://ripensarebateson.wordpress.com/2008/06/12/ecologia-della-mente-il-sacro/#comment-19</link>
		<dc:creator>ripensarebateson</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 16:25:06 +0000</pubDate>
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		<description>Durante la stessa conferenza &#039;Ecologia della mente. il sacro&#039; Bateson parla della conoscenza linguistica, consapevole, che distingue e crea differenze, e della conoscenza del sogno in cui &quot;queste distinzioni non possiamo tracciarle&quot;, e conclude: &quot;Ebbene, io ritengo che l&#039;uso più ricco della parola &#039;sacro&#039; sia quello che rende importante la &#039;combinazione&#039;, l&#039;unione delle due accezioni, e ritengo che ogni loro separazione sia, per così dire, antisacra&quot;. Non si tratta quindi di rinunciare alla parola, o al conoscere mediato dal linguaggio inseguendo una im-mediatezza perduta, bensì di &#039;intrecciare&#039;, annodare, embricare questi livelli, tenendoli &#039;non separati&#039; e nello stesso &#039;non confusi&#039;.
Credo che  la problematicità, la dialettica mai conclusa del pensiero di Bateson, sia ben riconoscibile in questo andare a cogliere il nodo, l&#039;intrecciarsi e il combinarsi, di queste due modalità di vivere e conoscere (come sarebbe stato più banalmente semplice concludere che si ha esperienza del sacro quando si ha un&#039;esperienza &#039;mistica&#039; e &#039;ineffabile&#039; dell&#039;unitarietà del creato, ad esempio !)
E&#039; invece la &#039;combinazione&#039; del conoscere operando distinzioni e del conoscere che non sa fare distinzioni, che è &#039;sacra&#039;, o è esperienza del sacro.
marco bianciardi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la stessa conferenza &#8216;Ecologia della mente. il sacro&#8217; Bateson parla della conoscenza linguistica, consapevole, che distingue e crea differenze, e della conoscenza del sogno in cui &#8220;queste distinzioni non possiamo tracciarle&#8221;, e conclude: &#8220;Ebbene, io ritengo che l&#8217;uso più ricco della parola &#8217;sacro&#8217; sia quello che rende importante la &#8216;combinazione&#8217;, l&#8217;unione delle due accezioni, e ritengo che ogni loro separazione sia, per così dire, antisacra&#8221;. Non si tratta quindi di rinunciare alla parola, o al conoscere mediato dal linguaggio inseguendo una im-mediatezza perduta, bensì di &#8216;intrecciare&#8217;, annodare, embricare questi livelli, tenendoli &#8216;non separati&#8217; e nello stesso &#8216;non confusi&#8217;.<br />
Credo che  la problematicità, la dialettica mai conclusa del pensiero di Bateson, sia ben riconoscibile in questo andare a cogliere il nodo, l&#8217;intrecciarsi e il combinarsi, di queste due modalità di vivere e conoscere (come sarebbe stato più banalmente semplice concludere che si ha esperienza del sacro quando si ha un&#8217;esperienza &#8216;mistica&#8217; e &#8216;ineffabile&#8217; dell&#8217;unitarietà del creato, ad esempio !)<br />
E&#8217; invece la &#8216;combinazione&#8217; del conoscere operando distinzioni e del conoscere che non sa fare distinzioni, che è &#8217;sacra&#8217;, o è esperienza del sacro.<br />
marco bianciardi</p>
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		<title>Di: mauro piccinin</title>
		<link>http://ripensarebateson.wordpress.com/2008/06/12/ecologia-della-mente-il-sacro/#comment-18</link>
		<dc:creator>mauro piccinin</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 18:06:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://ripensarebateson.wordpress.com/?p=10#comment-18</guid>
		<description>Bateson in &quot;&lt;em&gt;Stile, grazia e informazione nell&#039;arte primitiva&lt;/em&gt;&quot;: &quot;&lt;em&gt;Aldous Huxley era solito dire che il problema fondamentale dell&#039;umanità è la ricerca della grazia... Egli sosteneva (come Walt Whitman) che gli animali si comportano e comunicano con una naturalezza, una semplicità che l&#039;uomo ha perduto. Il comportamento dell&#039;uomo è corrotto dall&#039;inganno - perfino contro se stesso -, dalla finalità e dall&#039;autocoscienza. Secondo l&#039;opinione di Aldous, l&#039;uomo ha perso la &#039;grazia&#039; che gli animai ancora possiedono... l&#039;arte è un aspetto della ricerca della grazia da parte dell&#039;uomo&lt;/em&gt;&quot;
Arte e sacro, per Bateson, sembra siano dei tentativi di integrare ciò che l&#039;uomo, attraverso il linguaggio e la coscienza, ha diviso, segmentato, studiato e calibrato. Ma se, come scrive Marco nel suo post: &quot;è il &#039;parlare di&#039; che può &#039;disturbare&#039; la sanità di relazioni cui partecipiamo&quot;, non è esattamente ciò che Bateson prima, e noi ora, stiamo facendo? Come è possibile parlare e scrivere su arte, grazia e sacro avendo come premessa che il linguaggio è una delle fonti della loro &#039;corruzione&#039;? 
grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bateson in &#8220;<em>Stile, grazia e informazione nell&#8217;arte primitiva</em>&#8220;: &#8220;<em>Aldous Huxley era solito dire che il problema fondamentale dell&#8217;umanità è la ricerca della grazia&#8230; Egli sosteneva (come Walt Whitman) che gli animali si comportano e comunicano con una naturalezza, una semplicità che l&#8217;uomo ha perduto. Il comportamento dell&#8217;uomo è corrotto dall&#8217;inganno &#8211; perfino contro se stesso -, dalla finalità e dall&#8217;autocoscienza. Secondo l&#8217;opinione di Aldous, l&#8217;uomo ha perso la &#8216;grazia&#8217; che gli animai ancora possiedono&#8230; l&#8217;arte è un aspetto della ricerca della grazia da parte dell&#8217;uomo</em>&#8221;<br />
Arte e sacro, per Bateson, sembra siano dei tentativi di integrare ciò che l&#8217;uomo, attraverso il linguaggio e la coscienza, ha diviso, segmentato, studiato e calibrato. Ma se, come scrive Marco nel suo post: &#8220;è il &#8216;parlare di&#8217; che può &#8216;disturbare&#8217; la sanità di relazioni cui partecipiamo&#8221;, non è esattamente ciò che Bateson prima, e noi ora, stiamo facendo? Come è possibile parlare e scrivere su arte, grazia e sacro avendo come premessa che il linguaggio è una delle fonti della loro &#8216;corruzione&#8217;?<br />
grazie</p>
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