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	<title>Commenti a: Il sacro nell&#8217;incontro con l&#8217;altro</title>
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	<description>a partire dal pensiero di Gregory Bateson</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jun 2009 08:24:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://ripensarebateson.wordpress.com/2008/12/09/il-sacro-nellincontro-con-laltro/#comment-92</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 06:54:09 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Naturalmente si tratta di un paradosso che, come quello matrimoniale, può essere gestito, abitato, in qualche modo &#039;arrangiato&#039; - a patto di riconoscerne la natura, per certi aspetti paradossale, e comunque non senza dubbi, incomprensioni, sofferenze soggettive e momenti di contrasto, o di lotta appunto, in cui l&#039;altro è &#039;nemico&#039;...
L&#039;altro quindi è costituito, da ciascuno di noi, anche come &#039;nemico&#039;.&quot;
Per esempio così? Cioè &#039;prima e dopo&#039; il sacro?

Egoismo

L&#039;esistenza di me stesso,
ritrovato-perso perno 
di tutto l&#039;universo,
unico sbandato-fermo
punto di riferimento, 
si misura col tuo
disperare di te
(ruoti smarrita sul mio asse
mentre il sole
ti inaridisce gli occhi)
e aspetta la notte
per risorgere.
Quando
si abbassa l&#039;orizzonte
sulle caligini del mondo
visto in trasparenza
e si inarca
la sconclusionata trama
delle ore diurne
sull&#039;io dormiente
e tu imprechi
sempre più in lontananza
e la tua voce si tramuta
in cantilena, poi in suono
dolce indistinto,
riparo
interamente su di me:
tu esci, esce
l&#039;altro per cui sono,
sono un unico vincolo
che costringe me a desiderare.
Sento ancora
tra pareti di nebbia
che mi accusi
di esserti estraneo
e non può essere che questo
ciò che voglio:
essere lontano
da sempre da tutti,
essere lontano
da sempre da te
che ho usato per definire
i miei contorni nel mondo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Naturalmente si tratta di un paradosso che, come quello matrimoniale, può essere gestito, abitato, in qualche modo &#8216;arrangiato&#8217; &#8211; a patto di riconoscerne la natura, per certi aspetti paradossale, e comunque non senza dubbi, incomprensioni, sofferenze soggettive e momenti di contrasto, o di lotta appunto, in cui l&#8217;altro è &#8216;nemico&#8217;&#8230;<br />
L&#8217;altro quindi è costituito, da ciascuno di noi, anche come &#8216;nemico&#8217;.&#8221;<br />
Per esempio così? Cioè &#8216;prima e dopo&#8217; il sacro?</p>
<p>Egoismo</p>
<p>L&#8217;esistenza di me stesso,<br />
ritrovato-perso perno<br />
di tutto l&#8217;universo,<br />
unico sbandato-fermo<br />
punto di riferimento,<br />
si misura col tuo<br />
disperare di te<br />
(ruoti smarrita sul mio asse<br />
mentre il sole<br />
ti inaridisce gli occhi)<br />
e aspetta la notte<br />
per risorgere.<br />
Quando<br />
si abbassa l&#8217;orizzonte<br />
sulle caligini del mondo<br />
visto in trasparenza<br />
e si inarca<br />
la sconclusionata trama<br />
delle ore diurne<br />
sull&#8217;io dormiente<br />
e tu imprechi<br />
sempre più in lontananza<br />
e la tua voce si tramuta<br />
in cantilena, poi in suono<br />
dolce indistinto,<br />
riparo<br />
interamente su di me:<br />
tu esci, esce<br />
l&#8217;altro per cui sono,<br />
sono un unico vincolo<br />
che costringe me a desiderare.<br />
Sento ancora<br />
tra pareti di nebbia<br />
che mi accusi<br />
di esserti estraneo<br />
e non può essere che questo<br />
ciò che voglio:<br />
essere lontano<br />
da sempre da tutti,<br />
essere lontano<br />
da sempre da te<br />
che ho usato per definire<br />
i miei contorni nel mondo.</p>
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		<title>Di: enzo moietta</title>
		<link>http://ripensarebateson.wordpress.com/2008/12/09/il-sacro-nellincontro-con-laltro/#comment-35</link>
		<dc:creator>enzo moietta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 10:16:16 +0000</pubDate>
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		<description>Essere uno e nello stesso tempo essere distinti è esperienza abituale ogni volta che attiviamo il linguaggio, dato che non possiamo farlo se non ponendoci come io che si rivolge ad un tu.
L&#039;essere divisi - partagé - diventa così la nostra condizione abituale, appunto il nostro abitus e il nostro ethos. (Mi riferisco ovviamente a quella soggettività che non posso non essere in quanto parlante e non alla soggettività che viene costruita nei rapporti sociali e di produzione dominanti che è sì, a sua volta divisa, ma secondo una logica di partizione diversa, come una &quot;sovranità sottomessa&quot; secondo la precisa definizione di Foucault)
Sicchè veramente si può dire: come tu parli quello è il tuo ethos. Questo &quot;come&quot; non fa riferimento ad una competenza linguistica, ma, come si esprimeva Paolo di Tarso,alla bocca (alla parola) che si mantiene sempre nei pressi e vicina al cuore. Una via diretta fra la parola e il cuore; una parola che non ha bisogno, per arrivare al cuore, di passare, per esempio, per i progetti storici o per la ricerca di presupposti comuni.

Nel linguaggio non possiamo sottrarci dall&#039;essere sempre uno-con-l&#039;altro.
L&#039;altro è il mio amico, ma anche il mio nemico.
Furono i Greci a introdurre, per primi, come centrale, la categoria dell&#039;amico. Gli altri popoli avevano i Saggi, i Greci avevano il filosofo, l&#039;amico della saggezza, dunque colui che cerca la saggezza e pertanto è scontato che non la possegga né ne risulti, in alcun modo, proprietario.
Ma affinché vi siano due amici occorre anche la presenza di un terzo (verità ovvia sul piano linguistico: io, tu, egli) sul quale poter misurare, provare e documentare l&#039;amicizia.
Ed è in questo modo che il rapporto di amicizia diventa rivalità: nei confronti della saggezza, della produzione, di una donna, verso un impegno....
Due amici amano la stessa cosa, desiderano la stessa cosa, ed ecco, proprio in virtù della loro amicizia, sono trasformati in rivali, in due pretendenti.
Due amici amano la democrazia ( i Greci non hanno inventato solo la democrazia ma anche il modo per pensarla)ed ecco che si trovano, assieme ad altri amici, a produrre la formazione di una società di amici e di uguali in un rapporto di rivalità.
Per tornare ad oggi ma volendo continuare ad essere originali, cioè volendo mantenerci nei pressi della nostra origine: democrazia = la comunità degli uomini liberi (liberati) in disaccordo, in rivalità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Essere uno e nello stesso tempo essere distinti è esperienza abituale ogni volta che attiviamo il linguaggio, dato che non possiamo farlo se non ponendoci come io che si rivolge ad un tu.<br />
L&#8217;essere divisi &#8211; partagé &#8211; diventa così la nostra condizione abituale, appunto il nostro abitus e il nostro ethos. (Mi riferisco ovviamente a quella soggettività che non posso non essere in quanto parlante e non alla soggettività che viene costruita nei rapporti sociali e di produzione dominanti che è sì, a sua volta divisa, ma secondo una logica di partizione diversa, come una &#8220;sovranità sottomessa&#8221; secondo la precisa definizione di Foucault)<br />
Sicchè veramente si può dire: come tu parli quello è il tuo ethos. Questo &#8220;come&#8221; non fa riferimento ad una competenza linguistica, ma, come si esprimeva Paolo di Tarso,alla bocca (alla parola) che si mantiene sempre nei pressi e vicina al cuore. Una via diretta fra la parola e il cuore; una parola che non ha bisogno, per arrivare al cuore, di passare, per esempio, per i progetti storici o per la ricerca di presupposti comuni.</p>
<p>Nel linguaggio non possiamo sottrarci dall&#8217;essere sempre uno-con-l&#8217;altro.<br />
L&#8217;altro è il mio amico, ma anche il mio nemico.<br />
Furono i Greci a introdurre, per primi, come centrale, la categoria dell&#8217;amico. Gli altri popoli avevano i Saggi, i Greci avevano il filosofo, l&#8217;amico della saggezza, dunque colui che cerca la saggezza e pertanto è scontato che non la possegga né ne risulti, in alcun modo, proprietario.<br />
Ma affinché vi siano due amici occorre anche la presenza di un terzo (verità ovvia sul piano linguistico: io, tu, egli) sul quale poter misurare, provare e documentare l&#8217;amicizia.<br />
Ed è in questo modo che il rapporto di amicizia diventa rivalità: nei confronti della saggezza, della produzione, di una donna, verso un impegno&#8230;.<br />
Due amici amano la stessa cosa, desiderano la stessa cosa, ed ecco, proprio in virtù della loro amicizia, sono trasformati in rivali, in due pretendenti.<br />
Due amici amano la democrazia ( i Greci non hanno inventato solo la democrazia ma anche il modo per pensarla)ed ecco che si trovano, assieme ad altri amici, a produrre la formazione di una società di amici e di uguali in un rapporto di rivalità.<br />
Per tornare ad oggi ma volendo continuare ad essere originali, cioè volendo mantenerci nei pressi della nostra origine: democrazia = la comunità degli uomini liberi (liberati) in disaccordo, in rivalità.</p>
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